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Elena Stefania Pietra nasce nel 1971, a Brescia.
Ad una formazione di carattere medico scientifico, liceo scientifico e diploma di infermiera professionale, ho affiancato un percorso umanistico con un diploma di dirigente di comunità infantile e laurea magistrale in Lettere, con una tesi che indaga lo stretto rapporto esistente tra la fiaba tradizionale e il genere fantasy contemporaneo.
All’esercizio quasi ventennale della professione infermieristica in ambito pediatrico, area intensiva, ho accostato la passione per la scrittura di racconti fantastici indirizzati a ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni.
Nel 2008 vede la luce “Eileen e il salice del tempo” pubblicato dall’editore Zephyro, romanzo fantasy che nel 2009 vince il Premio Valtenesi narrativa per ragazzi.
La promozione del romanzo è stata l’opportunità per fare conoscenza con i ragazzi delle scuole elementari, medie inferiori e superiori di alcune scuole della provincia con cui ho realizzato incontri di presentazione e di discussione sul tema della fiaba e del racconto fantastico, e laboratori di illustrazione con riflessioni sul significato dei colori e delle forme nella storia e nelle varie culture.
Amo i gatti, le serate vicino al fuoco e le buone letture.

scrivimi :|mailto:|info@eileen.it
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Fantasy e Fiaba: una tesi suggestiva
“La fiaba può considerarsi l’evoluzione del racconto orale tribale, manifestazione di antichi riti di iniziazione, trasmessi di generazione in generazione, dagli anziani dei villaggi. La necessità umana sottesa a ciascuna di queste manifestazioni è sempre le stessa: il desiderio di narrare e tramandare, in chiave simbolica, i momenti topici dell’esistenza come la nascita, la morte, il passaggio dall’età infantile a quella adulta. Ogni società infatti, dalla più semplice fino a quella contemporanea, caotica e tecnologica, esorcizza attraverso riti simbolici le situazioni emotivamente importanti nella vita degli individui
Il fantasy, a sua volta, si può intendere come nuova manifestazione dei contenuti profondi della fiaba perché ne condivide la struttura formale, ampiamente indagata fin nelle sue più piccole unità dalla corrente strutturalista della linguistica; ne condivide il valore simbolico e i riferimenti psicologici e culturali, come evidenziato dalla psicanalisi, al punto da poter essere considerato strumento terapeutico per la sua capacità di esprimere in forma metaforica disagi e problematiche, ma anche attraverso i percorsi che nel racconto si creano, di essere un metodo di risoluzione di dinamiche complesse.”
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