Il gatto che voleva pattinare
Il giorno in cui Garfield arrivò a casa di Carlotta fu un giorno di grande festa.
Carlotta da tanto desiderava un micetto che le facesse compagnia, ma suo papà, un simpatico signore grande con barba e baffi, le ripeteva sempre che gli unici gatti che a lui erano simpatici, essendo un amante dello sci, erano quelli “delle nevi”, cioè le macchine che spianavano le piste da sci per renderle lisce. Così quando finalmente riuscirono a convincerlo e Carlotta andò al negozio di animali a prendersi Garfield lei era veramente felice; portò a casa un gattino color panna e rosso, con lunghe righe ramate ai lati del musetto e sotto il collo un folto pelo chiaro, attenti occhi marroni e buffe zampette bianche alle estremità, come se indossasse scarpette chiare.
La vita di Garfield scorreva tranquilla: giocava con Carlotta, mangiava, dormiva a lungo sul comodo divano bianco e ogni tanto, come tutti i cuccioli, combinava qualche piccolo guaio. Insomma Garfield era un gattino felice.
Un pomeriggio di primavera però successe una cosa che nessuno avrebbe potuto immaginare: Carlotta era una brava pattinatrice e nei momenti di relax amava rivedere i filmati delle sue esibizioni e delle sue gare; Garfield spesso sonnecchiava sul divano vicino a lei in quei momenti e non aveva mai prestato attenzione alle immagini che scorrevano sullo schermo. Quel pomeriggio invece i volteggi e i salti della bambina sui pattini attirarono tutto il suo interesse:che bellissima sensazione doveva essere poter scivolare a quella velocità sulle rotelle… e poi saltare, girare, fare la trottola…Garfield non staccava gli occhi un attimo dal televisore.
“E’ mai possibile” si chiese “che fino ad oggi io non mi sia mai accorto di quanto sia divertente? Ho deciso, imparerò a pattinare a qualsiasi costo”.
Il giorno successivo Garfield uscì per la sua solita passeggiata nel quartiere e non appena incontrò i suoi amici gatti raccontò loro del suo fermo proposito.
“Un gatto che pattina?” disse Nerone “dico sei forse impazzito? E quando mai si è visto un gatto con i pattini! Ancora ancora con gli stivali… ma un gatto con i pattini”.
“Hai proprio ragione Nerone” disse ancora Flip “è assolutamente impossibile che un gatto impari a pattinare”.
Il povero Garfield era davvero triste e sconsolato: trascorreva lunghe ore guardando con Carlotta i video, sognando e sospirando, tanto che Carlotta iniziava a preoccuparsi nel vederlo
così sconsolato senza capirne il motivo.
In un tiepido giorno di aprile Garfield sonnecchiava triste su un muretto di fronte a casa immaginando di volteggiare nell’aria e descrivendo con la lunga coda rossa immaginarie traiettorie di salto quando all’improvviso udì una strana voce:
“Sei tu gatto strano che vuole pattinare?”
Garfield si girò nella direzione da chi proveniva la voce e si trovò di fronte un grande gattone grigio, con il pelo lunghissimo e folto. Aveva il naso schiacciato e sul muso lunghi mustacchi grigio argento. La testa era esageratamente grande e i suoi occhi erano tondi, profondi e di uno strano color azzurro.
“Sei tu gatto strano che vuole imparare a pattinare?” ripetè seccato il gattone.
Cascando dal muretto come un sacco di patate Garfield rispose “ Si sono io che voglio imparare a pattinare. Ma non sono un gatto strano “ concluse con un tono acido. “E tu chi caspita saresti?”
Il gattone sorrise sotto i baffi.
“Mio nome è Fiodor e io essere uno dei pochi gatti della grande Russia che avere mai imparato a pattinare da maestra gatta Irina”
Garfield non poteva credere alle proprie orecchie, quel grosso coso peloso che aveva di fronte era un gatto russo che pattinava…
“Se tu desideri davvero imparare io sarò tuo maestro” disse bruscamente Fiodor
Al piccolo Garfield parve di toccare il cielo con una zampa: “davvero mi insegneresti? Sarebbe bellissimo, fantastico, meraviglioso…”
“Calma calma” rispose Fiodor “io insegnerò te, ma sarà molto difficile, dovrai impegnarti, fare sacrifici e soprattutto non fare capire niente a tuoi amici gatti e neanche a tuoi amici umani. Un gatto che pattina, anche nel mondo dei gatti, non è ben visto, è considerato strano e quindi da evitare”.
“Non mi sfuggirà un miagolio” promise Garfield
“Bene allora a domani, a quest’ora! Io portare te miei pattini”. E se ne andò barcollando sulle corte zampe tozze.
Garfield tornò a casa raggiante zampettando allegramente.
Per tutta la sera e la notte seguente Garfield continuò a chiedersi se il grosso gatto Fiodor non lo avesse preso in giro. E se fosse stato tutto uno scherzo organizzato ai suoi danni da quel dispettoso di Nerone? Non sarebbe certo stata la prima volta che quel gattaccio si faceva beffe di qualche poveretto…Le ore passavano lente e la luna descriveva il suo grande arco in cielo, poi finalmente Garfield si addormentò e sognò di volteggiare leggero.
Il suono della sveglia di Carlotta che la chiamava per andare a scuola strappò Garfield al mondo dei sogni: mancava poco per scoprire se quel giorno avrebbe finalmente pattinato o se invece si trattava di una grande terribile burla.
Non appena Carlotta uscì di casa con mamma e papà, Garfield si lanciò di corsa giù dalle scale, veloce veloce attraverso il giardino, poi quatto quatto sotto la siepe e finalmente raggiunse il luogo dell’appuntamento con Fiodor.
Il gatto grigio lo stava aspettando e …aveva con sé quattro piccoli pattini! Il cuore di Garfield ebbe un sobbalzo: allora non era uno scherzo.
“ Ben arrivato Garfield” disse Fiodor
“ Buon giorno a te” rispose
“Oggi inizieremo le nostre lezioni” disse lentamente Fiodor guardandolo intensamente negli occhi “ma ricorda, non sarà facile. Dovrai fare cosa io a te dico ed essere assolutamente costante. Comincia con l’indossare i pattini e… cerca di stare in piedi”.
Garfield calzò ansioso uno ad uno i quattro pattini e improvvisamente si trovò steso a terra a pelle d’orso senza capire come fosse successo.
Fiodor rideva sonoramente facendo muovere in su e in giù i lunghi baffi argentei “vedi piccolo Garfield per noi gatti è molto difficile stare in piedi con pattini perché noi avere due zampe in più di esseri umani e quindi dovere fare il doppio della fatica per controllare dove andiamo. Su ora coraggio, metti te in piedi lentamente”
Così cominciarono le lezioni di pattinaggio. Fiodor era un insegnante molto severo, ma Garfield imparava velocemente. Ogni giorno alla stessa ora il grosso gatto grigio attendeva il suo allievo dietro il giardino di casa, in un posto dove nessuno li vedesse e ogni giorno Garfield si presentava all’appuntamento, qualunque tempo ci fosse. Non era sempre facile sgattaiolare fuori di casa senza farsi notare, anche quando le giornate erano piovose o fredde e Carlotta gli chiedeva ripetutamente dove andasse con quel tempaccio.
Inoltre spesso doveva seminare lungo il tragitto i gatti del quartiere che erano incuriositi e sospettosi vedendolo passare tutti i giorni di corsa per andare chissà dove.
Passarono le settimane e Garfield ormai non era più un cuccioletto striminzito, ma era diventato un elegante giovane gatto e sui pattini volteggiava leggero ed armonioso; Fiodor era molto orgoglioso di lui e gli disse che era un vero peccato che non fossero in Russia perché lì Garfield avrebbe potuto partecipare alle gare tra gatti che in Italia non si facevano. Ma Garfield era felice così.
Una mattina Garfield uscì di casa per recarsi alla solita lezione con Fiodor, ma era terribilmente in ritardo così trascurò un po’ le precauzioni che di solito prendeva per non farsi seguire e non si accorse che Carlotta, insospettita dalla regolarità delle sue fughe, dalla finestra della cameretta dove dormiva, lo osservava e si annotava mentalmente tutto il percorso da lui fatto. Carlotta aveva infatti deciso di seguirlo di soppiatto per scoprire cosa facesse il suo gatto nelle lunghe ore di assenza da casa: così dopo colazione si vestì in fretta e percorse la stessa strada che aveva visto fare a Garfield poco prima.
Scese le scale, attraversò il giardino, oltrepassò la siepe e …
Davvero Carlotta non poteva credere ai suoi occhi: nello spiazzo di fronte a lei c’era un grosso gatto grigio che con un lungo ramo tra le zampe scandiva il tempo canticchiando e Garfield con quattro piccoli pattini alle zampe che con una grazia da fare invidia a chiunque sfrecciava di qua e di là.
Rimase qualche minuto in silenzio guardando i due gatti e credendo di essere impazzita o di essere in un sogno poi Garfield la vide. Il gatto si incespicò per lo spavento, fece un rotolone sul terreno e finì col naso proprio sotto il naso di Carlotta che si era seduta in terra per osservare meglio la situazione. Garfield era terrorizzato: tante volte Fiodor si era raccomandato di non farsi scoprire e quel giorno come un somaro si era fatto seguire fino lì. Ma il pensiero che in quell’attimo terribile lo preoccupava di più era come avrebbe reagito Carlotta? Garfield era fondamentalmente un gatto domestico ed era molto affezionato a Carlotta; ora che lei aveva scoperto che lui era un gatto un po’ particolare, che aveva voluto pattinare e addirittura aveva trovato il modo di imparare, l’avrebbe voluto ancora con lei? O avrebbe avuto paura di un gatto così fuori dalle righe e l’avrebbe mandato via? Anche lui avrebbe passato, come Fiodor, la sua vita girovagando di qua e di là, libero certo, ma senza affetti e senza una casa? Alzò gli occhi piano piano e incontrò quelli della bambina: erano stupiti certo, ma divertiti. Carlotta allungò le braccia, sollevò Garfield e, con qualche difficoltà visti i pattini, gli fece due rapide e affettuose coccole; poi lo rimise a terra e sorridendo gli disse “sei proprio un gatto un po’ suonato, non ho mai visto nessun gatto pattinare, ma se ti piace come piace a me, allora sono felice che tu abbia imparato. Forse quando nessuno ci guarda potremo allenarci insieme” e strizzò l’occhio a Fiodor che non sapeva più se doveva star lì o scappare a nascondersi. Poi lo posò a terra sussurrandogli dolcemente: “Ci vediamo a casa”. Garfield la fissò per un momento poi le fece sonoramente le fusa strusciandosi contro i suoi piedi. Erano di nuovo amici.
I due gatti rimasero nello spiazzo ad osservare Carlotta che si allontanava.
“ Tu sei gatto molto fortunato” disse Fiodor a Garfield
“ Già” rispose “sono davvero un gatto fortunato, ho realizzato il mio sogno di pattinare e ho un’amica fantastica come Carlotta”.
Il gatto che voleva pattinare