la morfologia della fiaba
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L’etnologo sovietico Vladimir Propp dedicò uno studio approfondito alla struttura del racconto popolare fantastico e alle storie di magie raccolto in due opere “La morfologia della fiaba” (1928) e “Le radici storiche dei racconti di magia” (1946). Gli studi di Propp nascono dall’osservazione che le numerose somiglianze tra le fiabe e i racconti di vari paesi e di varie epoche si ritrovano non solo in singoli motivi, ma anche nelle trame, cioè nell’organizzazione dei motivi stessi.
Propp collega la fiaba ai rituali di iniziazione. L’iniziazione presso i popoli primitivi è un rito che si celebra alla soglia della pubertà, solitamente nella foresta o nella boscaglia, dove i ragazzi vengono abbandonati dai genitori o “rapiti” da celebranti con il viso coperto con una maschera animalesca. Questo rito si compie al fine di permettere l’ingresso ufficiale dei giovani nella comunità degli adulti. Il passaggio dell’iniziato a una nuova vita è simboleggiato dalla morte mistica e dalla rinascita: morendo nella vita infantile l’iniziato rinasce come uomo o donna adulti. Tutto il mondo simbolico legato al rito (i travestimenti degli anziani, la foresta, l’acquisizione della verità) si è trasformato con il tempo nel nucleo di alcuni elementi fiabeschi. Il motivo dei bambini cacciati o allontanati da casa e lasciati nel bosco risalirebbe alla prima fase dell’iniziazione quando gli iniziandi lasciano le loro dimore familiari e si dirigono nella foresta, regno degli spiriti, dove dovranno incontrare esseri terribili e spaventosi (Propp, 1992).
Lo stretto nesso tra fiaba e rito iniziatico era già stato descritto, tra gli altri, da Saintyves nello studio “Les contes de Perrault et les récits parallèles”(1923), ma Propp approfondisce l’indagine individuando gli elementi minimi significativi della fiaba e collegandoli, per analogia, a elementi simili che compaiono nel rituale e nella mitologia. Egli raduna tematiche e miti tratti dalle fiabe di tutto il mondo e li ricollega ai racconti di magia. L’ipotesi di partenza è che a un preciso tipo di struttura socio economica corrispondano ideologie, credenze, miti e leggende; in sostanza egli formula l’ipotesi della presenza di un immaginario sociale collettivo sovrastante che condiziona i prodotti culturali della società.
Il racconto orale è, per Propp, parte integrante del rito che si modifica nelle diverse epoche in qualità di amuleto simbolico, verbale, di strumento con influenza magica sul mondo circostante. L’evoluzione del racconto orale porta dal dono magico oggetto fisico al dono magico come possesso simbolico delle qualità che derivano dall’essere a conoscenza di un rituale.
La fiaba è un genere stratificato e complesso, frutto di numerose rielaborazioni e necessita di una pluralità di codici al fine di essere decifrata. Propp sceglie uno di questi codici, quello più arcaico e collega le storie della tradizione orale a ciò che un tempo accadeva nel rituale. L’analogia con la lingua è in effetti la chiave di volta dell’interpretazione della fiaba: Jakobson aveva già evidenziato la similitudine tra la fiaba, le altre forme folkloristiche e la lingua, entro cui esiste il doppio livello del significato e del significante, ma secondo lui l’analogia tra i motivi fiabeschi e i motivi rituali mistici arcaici è solo formale. Non sono infatti i significati di un rito che si sono tramandati nella fiaba per secoli, ma le catene paradigmatiche dei significanti che, gettati senza ordine nel calderone del simbolico, si sono ristrutturati in un genere popolare. I significanti di un antico linguaggio, con tutta la loro capacità combinatoria, si sono coagulati in una nuova realtà che non è più né il mito né il rituale, ma è un particolare genere di racconti (Jakobson, 2002).
A questo particolare gruppo di narrazioni appartengono i moderni racconti fantastici o fantasy.
Propp invece definisce la fiaba dal punto di vista morfologico: si può attribuire il nome di fiaba a un qualunque svolgimento narrativo che da un danneggiamento o da una mancanza, attraverso funzioni intermedie, giunge fino al premio o ad altre funzioni utilizzate in qualità di conclusione (eliminazione delle conseguenze della sciagura, l’arrivo al matrimonio, l’accaparrarsi il bottino). Questo processo può ripetersi in modo circolare con ripetizioni e modo di sviluppo parallelo a partire da ogni nuovo danneggiamento o mancanza (Propp,1992).
Nel suo lavoro “La morfologia della fiaba” giunge anzitutto a formulare alcuni postulati fondamentali:
- Gli elementi costanti, stabili della fiaba sono le funzioni dei personaggi, indipendentemente da chi essi siano o in che modo le assolvano. Essi costituiscono i componenti fondamentali della fiaba.
- Il numero delle funzioni proprie del racconto di magia è limitato.
- La successione delle funzioni è sempre la stessa.
- La narrazione delle fiabe parte sempre da una mancanza e si evolve attraverso movimenti spesso tra loro intrecciati (Propp, 1992:27).
Egli individua due diversi livelli di lettura: uno superficiale, nel quale agiscono personaggi e situazioni; uno più profondo nel quale si possono individuare 7 sfere d’azione e 31 funzioni narrative.
La definizione di funzione narrativa implica il coinvolgimento di trame e situazioni ricorrenti vissute dai personaggi in situazioni che mostrano caratteristiche simili.
"La definizione si presenta nella maggior parte dei casi come un sostantivo che esprime l'azione (divieto, richiesta di informazioni, fuga, ecc). In secondo luogo l'azione non può essere definita fuori dalla posizione nel corso della narrazione. Bisogna tenere conto del valore che quella data funzione ha nel corso dell'azione" (Propp, 1992:27).
Le 31 funzioni narrative sono le seguenti:
Allontanamento |
Uno dei membri della famiglia si allontana da casa, per lavoro, per un viaggio oppure muore. |
Divieto/Proibizione |
All'Eroe è imposta una proibizione oppure, al contrario, riceve un ordine. |
Infrazione/violazione |
Entra in scena l'antagonista il cui ruolo è turbare la pace, provocare danni o sciagure. |
Investigazione |
L'antagonista tenta di ottenere informazioni su dove si trovino persone o oggetti. Oppure la vittima interroga l'antagonista. |
Delazione |
L'antagonista riceve informazioni sulla sua vittima |
Tranello/perfidia |
L'antagonista tenta di ingannare la vittima per impadronirsi di lei o dei suoi averi mutando aspetto e agendo con l'inganno, la magia e la persuasione. |
Connivenza/complicità |
La vittima cade nell'inganno e ciò favorisce il nemico. |
Danneggiamento |
L'antagonista arreca danno o menomazione ad uno dei membri della famiglia. Può presentarsi sotto forma di rapimento, trafugamento o scomparsa dell'oggetto magico, rovina del raccolto, scomparsa di una persona... |
Mediazione |
La mancanza viene resa nota. Ci si rivolge all'eroe con una preghiera o con un ordine. Questa funzione introduce l'Eroe che può essere di due tipi:
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Reazione incipiente |
L'Eroe cercatore, su richiesta o autonomamente, decide di porre fine alla situazione di danneggiamento o di mancanza. |
Partenza |
L'Eroe abbandona la casa: |
Prima funzione del donatore |
L'Eroe viene messo alla prova, interrogato o aggredito, in preparazione al conseguimento di un mezzo o di un aiutante magico.
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Reazione dell'Eroe |
L'Eroe reagisce all'operato del futuro donatore superando la prova. |
Fornitura/ottenimento del mezzo magico |
Il superamento della prova consente all'Eroe di entrare in possesso del mezzo magico con modalità varie:
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Trasferimento spaziale/indicazione dell'itinerario |
L'Eroe si trasferisce. |
Lotta |
L'Eroe e l'antagonista ingaggiano una lotta in campo aperto o una competizione basata sull'astuzia. |
Marchiatura |
All'Eroe viene impresso un marchio particolare:
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Vittoria |
L'antagonista viene sconfitto. |
Rimozione della mancanza o della sciagura |
La situazione di precarietà iniziale è rimossa |
Ritorno |
ritorno a casa dell'Eroe |
Persecuzione/inseguimento |
L'Eroe è sottoposto a persecuzione o viene inseguito dal persecutore trasformato in animale. |
Salvataggio |
L'Eroe si salva fuggendo o trasformandosi in modo da non essere riconosciuto. |
Arrivo in incognito dell'Eroe |
L'Eroe si presenta sotto mentite spoglie e non viene riconosciuto. |
Il falso Eroe avanza pretese infondate |
L'antagonista avanza pretese sui possedimenti o sulla famiglia dell'Eroe. |
All'Eroe viene imposto un compito molto difficile |
Questi compiti sono estremamente multiformi, dalla prova del fuoco alla prova del "mangiare e bere". |
Il compito viene assolto |
Le forme di risoluzione rispecchiano ovviamente la natura dei compiti. |
Riconoscimento dell'Eroe |
L'Eroe si fa riconoscere o viene riconosciuto dal marchio. |
Smascheramento del falso Eroe |
Funzione strettamente connessa alla precedente. Il falso Eroe si tradisce e viene riconosciuto per quello che è. |
Trasfigurazione: l'Eroe assume nuove sembianze |
Può avvenire:
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Punizione dell'antagonista |
Di solito viene punito solo il cattivo o il falso Eroe del secondo movimento. Il primo cattivo viene punito qui solo se il racconto non contiene il combattimento o l'inseguimento. |
Matrimonio dell'Eroe e ascesa al trono |
La fiaba a questo punto si conclude. |