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notte di Natale


Questa è la storia di Hadil, Sara, Fatou, Liu e Karim e un po’ è anche la storia di Ahmed.
Quel giorno il Vecchio Bianco li chiamò e disse loro che il grande momento era finalmente arrivato. Dall’alto della loro  nuvoletta i bambini, o meglio, futuri bambini, avevano atteso per tanto tempo questa chiamata che avrebbe dato loro il via per la nascita. Avevano lavorato sodo per imparare come vivere nella pancia della mamma per tanti mesi, come parlare con lei attraverso il pensiero, come rimanere in contatto con gli altri bambini con la mente per potersi scambiare idee e impressioni, per darsi consigli e aiutarsi nei momenti difficili. Il Vecchio Bianco aveva insegnato loro che avrebbero mantenuto queste capacità fino a quando avrebbero imparato a parlare con il linguaggio degli uomini.
Dal cielo, dove avevano vissuto fino a quel momento, la Terra sembrava una grande palla colorata - Sarà divertente andarci finalmente - pensava Hadil - Chissà dove nascerò? Come sarà la mia mamma? -
Ora però bisognava correre, il Vecchio Bianco li stava aspettando per le ultime raccomandazioni e poi via…in volo verso la loro vita, in un arcobaleno di colori che scivolavano tutto intorno mentre scendevano. Giù, giù verso il basso poi all’improvviso si ritrovarono nella pancia delle rispettive mamme.
Circa nove mesi e tanta fatica dopo i piccoli si incontrarono nei lettini dello stesso ospedale: dopo tanta strada percorsa le loro mamme li avevano fatti nascere tutti nella stessa cittadina, ai piedi di possenti montagne, in Italia.
Mentre allegramente parlottavano (e i grandi non capivano perché strillassero tanto), all’improvviso Hadil si accorse che qualcosa non andava:
- Ehi! Non ci siamo tutti, manca Karim - disse
Infatti, anche il piccolo Karim sarebbe dovuto nascere quel giorno e quando avevano parlato con lui l’ultima volta, aveva detto loro di essere nella loro stessa città e pronto per uscire dalla pancia della sua mamma. Cosa poteva essere successo?
Rapidamente i piccoli deciso di mettersi in contatto con Karim. Lo chiamarono intensamente e finalmente lui rispose:
- Accipicchia amici, qui le cose non vanno per niente bene - disse.
- Tra poco sarà il momento di nascere, ma la mia mamma non riesce a trovare il mio papà che è andato a lavorare fuori! -
La casa dove viveva la famiglia di Karim infatti era in montagna, ben lontana dall’ospedale e la mamma del piccolo proprio non sapeva cosa fare. Dopo alcuni tentennamenti Meryem, così si chiamava la mamma di Karim, decise di prendere l’autobus e di provare a raggiungere con quello l’ospedale: ma aveva tanta paura, Karim era il suo primo bambino e davvero lei non sapeva cosa fare per aiutarlo a nascere.
Per farsi un po’ di coraggio prese il grande scialle colorato, ricordo della sua terra e della sua famiglia e uscì di casa mentre fuori continuavano incessanti a scendere grandi candidi fiocchi di neve. 
Con grande fatica raggiunse la fermata dell’autobus in fondo alla strada.
Si sedette su una poltroncina blu in fondo all’autobus e sperò che l’autista, un grosso signore con il naso rosso e una camicia a quadrettoni,  facesse presto ad arrivare in città.
- Sono sull’autobus, - disse Karim ai suoi amici, - Ma ho paura che non arriveremo in tempo, qui si muove  tutto, mi sento improvvisamente stretto stretto, tra non molto dovrò per forza uscire! -
La paura di Meryem aumentava man mano che passavano i minuti, e i dolori alla pancia diventavano più forti. -Ancora un po’ piccolo mio! - sussurrava a Karim.
All’improvviso il conducente dell’autobus, si voltò verso i passeggeri:
- Mi dispiace, ma non riesco proprio a continuare! La neve è troppo alta. -
- Questa volta sono proprio nei guai! – pensò Karim
- Questa volta sono proprio nei guai! – pensò Meryem.
- Questa volta è proprio nei guai! – pensarono tutti insieme Sara, Fatou, Liu e Hadil.
Fuori la neve scendeva insistente, tutto era bianco, morbido e soffice, sembrava che tutto il mondo fosse ricoperto da un dolce strato di zucchero a velo.
- Macchè zucchero al velo! Qui sta scoppiando un quarantotto: la mamma piange e ha paura, io devo uscire di questo posto stretto e voi pensate ai dolci – brontolò Karim rivolto ai suoi amici.
- Stiamo pensando come aiutarti! – rispose Hadil.
Meryem ormai non resisteva più; le doglie la facevano soffrire moltissimo e non aveva idea di come aiutare il suo bambino a nascere. – Non ce la faremo mai da soli – pensò stremata.
Fu allora che tutti i bambini sentirono una vocina flebile flebile:
- Ehi voi! Sono Ahmed e sono con la mia mamma, Marwa, sullo stesso autobus di Karim. Sono ancora molto piccolo e la mia mamma non sa ancora che ci sono, ma lei ha già fatto nascere il mio fratellino e la mia sorellina, forse può aiutarvi…-
- Ti prego piccolo Ahmed – disse Karim – fai in modo che la tua mamma aiuti la mia, altrimenti saranno guai per me! –
Ahmed si concentrò con grande impegno, doveva a tutti i costi convincere la mamma a guardare verso Meryem e farle capire cosa stava succedendo.
- Forza mamma, guarda di là! -
E così  Marwa vide la povera Meryem, pallida e dolorante mentre si teneva stretta la pancia.
Capì rapidamente la situazione e si avvicinò a lei:
- Non temere, anche se è il tuo primo bambino, saprai perfettamente cosa fare, ti verrà naturale. E io sarò qui vicino a te per aiutarti. –
Meryem non aveva mai visto quella donna, ma una vocetta dentro di lei le diceva di fidarsi, che ora tutto sarebbe andato bene…
La neve continuava a cadere fredda e silenziosa, ma l’autobus, tenuto con il motore acceso dall’autista, era caldo e le poltroncine erano quasi confortevoli. Meryem e Marwa stavano in fondo alla vettura, mentre gli altri passeggeri si erano radunati davanti e aspettavano con ansia.
Dopo alcuni minuti finalmente Karim lanciò il suo primo grido, forte deciso… proprio come  chi non ce la faceva più!
- Grazie a tutti – pensò Karim – ma soprattutto grazie a te piccolo Ahmed e alla tua dolce mamma -
Meryem stringeva tra le braccia il suo piccolino e piangeva senza più riuscire a fermarsi:
- Ti ringrazio Marwa, senza te non ce l’avrei fatta - disse
- Va tutto bene – rispose Marwa – Sai, questa sera anch’io ho scoperto di aspettare un bambino, è stato lui a parlarmi e a farmi venire da te…-
Era ormai notte, in lontananza, tra le nuvole che ancora versavano neve, si sentivano suonare le campane a festa.
- Buon Natale – esclamarono tutti insieme i passeggeri dell’autobus.
- Buon Natale – esclamarono tutte le persone che nell’ospedale non molto lontano da lì, stavano intorno a Sara, Hadil, Fatou e Liu.

 

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