Una Alice di troppo nel paese delle meraviglie
Alice era una ragazzina molto sveglia e dinamica; amava correre, saltare, fare le capriole e in quel torrido pomeriggio estivo si stava annoiando da morire. Il caldo era soffocante e opprimente. Aprì il libro che la maestra le aveva consigliato per le letture estive. Alice, come tutte le ragazzine della sua età, conosceva la storia di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, ma la trovava assolutamente fuori tempo, superata. Come poteva credere in un “Paese delle Meraviglie” nel XXI secolo, quando ogni giorno si confrontava con problemi di matematica, informatica, telefonini con sempre nuove funzioni, videogiochi ultrarealistici…le fiabe erano cose d’altri tempi.
All’improvviso, mentre sfogliava le prime pagine del volume, le parve di percepire un fremito nell’erba di fronte a lei. Si guardò intorno incuriosita, fece scivolare lo sguardo sul grande giardino della casa, sulle siepi, sulle aiuole assetate, sugli alberi carichi di frutti maturi, e poi lo riabbassò sul libro. Passò giusto un attimo e avvertì di nuovo un rumore di piccoli passi veloci. Perplessa Alice si alzò e si avvio guardinga in direzione dei rumori. Ancor oggi Alice non saprebbe dire se prima vide il Coniglio Bianco o se prima iniziò a precipitare in un pozzo lunghissimo, fatto sta che la piccola Alice finì dritta dritta dentro il racconto.
“Non è possibile” pensò mentre scivolava sempre più in basso “non posso aver visto il Coniglio Bianco con l’orologio ed essere finita nella sua tana come la protagonista del libro”.
Si guardò intorno per un po’ e si rese conto che le cose stavano proprio così. Era finita nella storia di “Alice nel Paese delle Meraviglie”
“Ora faccio una prova” disse .
Aveva letto solo le prime tre pagine del racconto, ma ricordava che la protagonista afferrava nella caduta un vasetto vuoto di marmellata di arance.
“Se prendo quel barattolo, ahimè, avrò la conferma di ciò che mi sta succedendo”.
Detto e fatto, allungò la mano e da una delle innumerevoli credenze afferrò un barattolo a caso e lesse l’etichetta “Marmellate di arance”.“Ed è assolutamente vuoto” disse più incredula che spaventata. Alice cadde nel vuoto ancora per parecchi minuti nei quali si sforzò di pensare a come avvisare i genitori del guaio in cui si era infilata. Il primo pensiero fu per il suo telefono cellulare, ma in tasca non l’aveva; doveva essere rimasto vicino alla sedia in giardino.
Proprio mentre si chiedeva cosa avrebbero pensato della sua sparizione e pensava a quanto avrebbe voluto avere con sé la sua piccola gatta che spesso le teneva compagnia la sua caduta finì con un pesante tonfo su un mucchio di foglie secche.
Alice si rialzò, si riassettò un poco i vestiti e i lunghi capelli ricci e si guardò intorno.
Di fronte a lei, con aria severa e perplessa c’erano il Coniglio Bianco, Alice,la protagonista del racconto, il Gatto del Cheshire e la Regina delle carte.
“E tu cosa ci fai qui?” chiese il Coniglio
“Davvero non lo so” rispose Alice, fissando incredula l’altra Alice.
“Non puoi rimanere qui, sconvolgi tutta la storia. Ti farò subito mozzare la testa” sentenziò la Regina.
“Calma calma” intervenne il Gatto del Cheshire che tra una parola e l’altra spariva e riappariva.
“La soluzione non è così semplice. Ora sei comparsa nella storia, dobbiamo subito distinguerti in qualche modo dall’altra Alice o ci sarà ancora più confusione”.
Detto e fatto il Gatto estrasse dal nulla un grande pennello e dipinse Alice di rosso.
“Ora tu sei Alice, l’intrusa e lei è Alice, la legittima protagonista di questa storia “ disse indicando l’altra ragazzina che fino a quel momento era rimasta in assoluto silenzio.
Alice si rivolse allora ad Alice “Sono molto dispiaciuta che tu sia finita in questo pasticcio” e le sorrise. “Ogni giorno io vivo la mia storia nel Paese delle Meraviglie, ma sta diventando sempre più faticoso perché tutto questo” e indicò l’ambiente circostante con un ampio gesto “ si regge sulla fantasia e sulla creatività dei bambini. Se i ragazzi non sognano più e non credono più nelle favole noi a poco a poco spariremo”.
“Mi dispiace molto” le rispose Alice “davvero stento a credere a ciò che mi sta succedendo. Non avrei mai creduto che voi esisteste davvero”
Arrivò a quel punto correndo come un forsennato il Cappellaio Matto inseguito dalla Lepre Marzolina e si fermarono impietriti di fronte alle due Alice.
“Siamo proprio nei guai” esclamò la Lepre. “Se ora una bambina qualsiasi può infilarsi nella storia siamo proprio alla fine” e iniziò a singhiozzare.
“Via non siate così drammatica” disse il Gatto alla Lepre “troveremo il modo di rimandarla a casa” e si volse verso il Coniglio con espressione interrogativa. Evidentemente il Coniglio era tenuto in grande considerazione perché tutti guardavano verso di lui, in attesa di un suo pronunciamento.
Il Coniglio Bianco pensò ad alta voce “Se lei è un’altra Alice, possiamo farla tornare nel suo mondo solo facendole fare qualcosa che farebbe l’Alice protagonista” e poi aggiunse “è tardi… è terribilmente tardi” guardando con apprensione l’orologio che teneva nel taschino.
Poi all’improvviso assunse un’espressione illuminata “Ho trovato!” disse soddisfatto.
“La qui presente pseudo Alice dovrà preparare la zuppa spessa e invitante della pseudotartaruga, mangiarla, dimostrando di credere alle favole, e tornerà nel suo mondo.
Alice diede qualche segno di ribellione “Non cucinerò mai e men che meno mangerò una zuppa inventata da una pseudotartaruga” e aggiunse “cosa diavolo è una pseudoartaruga?”.
A quel punto Alice trasse in disparte Alice e le disse : “Ti prego sii coraggiosa e affronta questa prova. In questo modo potrai tornare nel tuo mondo e testimoniare a tutti i ragazzini che il Paese delle Meraviglie esiste davvero e noi potremo continuare a vivere la nostra storia con serenità”.
Alice non era del tutto convinta di quella soluzione, tuttavia desiderava ardentemente tornarsene a casa e accettò di recarsi dalla pseudotartaruga.
La Lepre Marzolina le si avvicinò furtiva e la sospinse verso una piccola porticina che fino ad allora Alice non aveva notato. Tutti gli altri la seguirono.
Alice si sentiva un poco a disagio: si chinò più che poteva e riuscì a stento a passare oltre la porta mentre Alice bevve una pozione e divenne piccola piccola passando agevolmente.
Oltre la porta c’era, come per magia , la pseudotartaruga che le diede tutti gli ingredienti e un gran calderone dove cucinare le zuppa. Quando la zuppa fu pronta il Coniglio Bianco si avvicinò al Alice porgendogliene una tazza fumante “Coraggio, bevila tutta d’un fiato, sei qui da fin troppo tempo ed è decisamente ora che tu te ne vada”.
Alice titubante portò la tazza alle labbra e bevve la zuppa che aveva un buon sapore di lampone; la bevve tutta d’un fiato come aveva detto il Coniglio Bianco e si rammaricò di non poterne avere ancora un pochino perché era decisamente buona.
Dopo bevuto Alice ebbe giusto il tempo di lanciare uno sguardo ad Alice e a tutti i suoi compagni, poi si sentì trascinata da una forza misteriosa al di qua della porticina da cui era entrata.
Ritornata sul mucchio di foglie secche dove era atterrata Alice sentì il suo collo allungarsi a dismisura su su lungo il lungo pozzo nel quale era caduta. Poi la sua testa sbucò nel giardino di casa, ma i piedi rimanevano in fondo al pozzo. Alice ebbe un attimo sconforto “Come uscirò da questa situazione” pensò sull’orlo delle lacrime. Ma ecco che all’improvviso i suoi piedi iniziarono a risalire, piano piano, fino a uscire anch’essi dal pozzo.
Alice era tornata una ragazzina normale nel giardino della sua casa.
Nell’attimo preciso in cui riacquistò le sue normali dimensioni Alice ebbe come l’impressione di ridestarsi da un sogno. Con un gran sospiro di sollievo pensò “Mi sono sognata tutto per fortuna, il Paese delle Meraviglie è solo un’invenzione”, ma proprio mentre pensava questo avvertì la presenza di un piccolo oggetto nel taschino della sua maglietta. Infilò la mano per prenderlo e con immenso stupore di rese conto che si trattava di una delle tazze del servizio da thè della Lepre Marzolina e del Cappellaio Matto.
Da allora Alice non considerò più le favole “roba d’altri tempi” e le lesse avidamente tutte, consigliandole anche a tutte le sue amiche “così nel Paese delle Meraviglie” faranno meno fatica a tener vive le storie.
Una Alice di troppo nel paese delle meraviglie